Blood Ties: Legami di Sangue - Vampiri - I Principi delle Tenebre - I Signori della Notte

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Pagine dimenticate, In un castello nella brughiera, una giovane istitutrice e un misterioso e tormentato duca...
view post Posted on 29/11/2007, 15:27Quote
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Principe delle Tenebre

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 21:43


Provo a postarvi una ff che sto scrivendo da tempo, nei pochi momenti liberi in cui la mia mente riesce un po' a svagarsi e a fantasticare (sempre meno, purtroppo). E' una storia ispirata da 2 personaggi del telefilm Buffy the Vampire Slayer (Spike e Buffy), ma l'ho ambientata in un universo talmente alternativo, che ognuno può immaginarsi i protagonisti che vuole... ^_^

Ditemi tranquillamente se vi interessa o meno, così se del caso, smetto di postare! :unsure:


Pagine dimenticate


Autrice: Claudia B
Disclaimer: quest’opera non è stata realizzata a scopo di lucro, ma solo per divertimento. I personaggi appartengono a Joss Whedon, la Mutant Enemy, la WB, la Fox e la UPN.

Timeline: AU
Raiting: PG 13 ....per ora!



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Greystone Hall, Devonshire, 1812

Affido a queste pagine il racconto dei miei giorni a Greystone Hall. Temo per la mia vita, strani fatti sono accaduti in questi giorni che mi rendono inquieta. Ho tentato di parlarne con Mrs. Lawrence, ma non appena tento, cambia discorso, turbata.
E lui non è qui.
Ho bisogno di fissare sulla carta gli strani avvenimenti di cui sono stata testimone, altrimenti temo di impazzire. A volte credo che siano solo incubi, eppure…
Se qualcuno mai verrà in possesso di questo diario, vorrà dire che il peggio è accaduto o saranno passati così tanti anni da questi avvenimenti, da renderli irrilevanti.
In ogni caso, sarà opportuno che racconti la mia storia dall’inizio, dal mio arrivo al castello di Greystone Hall.

Ho sempre desiderato insegnare, sin da quando ospite dell’Istituto di Saint James, seguivo le lezioni di storia di Suor Margaret. Ho sempre vissuto lì, fin da quando mi ritrovarono, alla vigilia di Natale di ventitre anni fa, dentro una cesta di vimini di fronte alla porta della cappella. Avevo pochi mesi di vita e al collo una medaglietta raffigurante uno stemma col sole, sul retro del ciondolo era inciso solo un nome: Elisabeth. E’ così che le suore mi hanno chiamata, e Summers è il cognome scelto per me, per via del sole splendente nello stemma.
Suor Margaret mi raccontò che, per diverso tempo, cercarono la mia famiglia d’origine, ma senza risultati. L’unica casata con quello stemma negò un qualsiasi legame con la bimba nella cesta. Da allora, ogni tentativo di rintracciare la mia famiglia cessò.
Ho trascorso tutta la mia infanzia e l’adolescenza tra le mura rigide di Saint James, aiutando le suore nelle faccende e studiando, finché, una volta raggiunta la maggiore età, mi hanno permesso d’insegnare ai bambini più piccoli.
La mia vita, pur austera e monotona, è trascorsa tranquilla, senza scossoni, finché la mia migliore amica e confidente, Suor Margaret, non venne trasferita per ragioni di salute in un convento nel Surrey.
Allora iniziai a sentirmi stretta in quella vita, le cui regole e i ritmi erano scanditi da altri.
Era ora per me di spiccare il volo e vivere davvero, finalmente.
Fu così che risposi ad un annuncio sull’Herald: cercavano un’istitutrice per la piccola duchessa di Greystone. Si richiedevano qualifiche che possedevo e referenze che la madre superiora mi rilasciò, su mia richiesta, senza protestare, consapevole che un giorno avrei lasciato Saint James e tutte loro.
Non appena mi giunse la lettera d’assunzione da parte di Mrs. Lawrence, insieme ad una piccola somma per il viaggio, preparai la valigia riunendo i miei pochi averi e qualche libro regalatomi dalla madre superiora.
All’alba del 10 novembre 1812, lasciai per sempre quelle mura familiari e presi la carrozza che mi avrebbe condotto tra le nebbie della brughiera, nel lontano Devonshire.


Il viaggio si è rivelato interminabile e più faticoso del previsto. Ho diviso la carrozza con padre Patrick Wilson e sua madre, diretti alla nuova canonica in un piccolo villaggio del Devonshire, Woodhill.
E’ stata la madre superiora ad occuparsi di ogni cosa: non avrebbe mai permesso che facessi quel viaggio così lungo da sola o, peggio, con una compagnia non adeguata.
Padre Wilson è una persona affabile e discreta; purtroppo non posso dire lo stesso di Mrs. Wilson. Per tutto il tragitto mi ha tempestato di domande sui miei progetti futuri, invitandomi insistentemente a far loro visita alla canonica.
Credo stia cercando una moglie per il nuovo pastore di Woodhill e sembra che la mia cultura e modestia, dice lei, suppliscano al piccolo particolare che io non sono protestante.
Forse la madre superiora non ha davvero preso in considerazione tutti i pericoli in cui potevo incorrere, dopotutto!
Per mia fortuna, una volta giunti a Woodhill mi restavano ancora un paio d’ore di viaggio solitario. Almeno avrei potuto rilassarmi e godermi il paesaggio che, notai, più ci avvicinavamo alla meta, più diventava selvaggio e ostile.
Ma non appena arrivammo al villaggio successivo, uno dei due cocchieri mi annunciò che ci saremmo fermati il tempo necessario per il cambio dei cavalli.
“E’ meglio che scenda a rifocillarsi alla locanda, signorina” mi disse gentilmente, togliendosi il capello in segno di rispetto “si riposi un attimo al caldo e mangi qualcosa, il viaggio è ancora lungo!” aggiunse, aiutandomi a scendere, mentre il cocchiere più giovane si occupava dei cavalli.
“Non credevo mancasse ancora molto” dissi mentre entravamo nella locanda.
“Sophia, un pasto caldo ed un buon tavolo per la signorina Summers” fece, rivolto alla padrona, poi mi guardò un attimo e disse “un paio d’ore circa per Greenville, il villaggio più vicino, noi arriviamo fin lì…”.
“Greenville? Ma io pensavo che la carrozza mi avrebbe portata a Greystone Hall?!” chiesi preoccupata, “Come farò ad arrivarci?”
Il mormorio all’interno della locanda cessò di colpo, più di un avventore si girò per guardarmi. Allora pensai a mera curiosità per una straniera; ora penso sapessero qualcosa.
L’anziano cocchiere lanciò una strana occhiata alla padrona della locanda, che era rimasta a fissarmi col vassoio in mano, e disse “il castello di Greystone Hall è piuttosto isolato, non è compreso negli itinerari della diligenza. Domani mattina, Mr. Sanford, il giardiniere del Duca, vi accompagnerà al castello, non vi preoccupate. Pernotterete nella locanda delle “Due Lune” è un posto rispettabilissimo ed accogliente, vi troverete a vostro agio, vedrete”.
Tentai di protestare “Forse potrei trovare qualcuno che mi porti al castello oggi stesso...”
“Nessuno va a Greystone Hall, quando fa sera” disse seria la padrona della locanda, negli occhi un’espressione che non seppi decifrare.
Il vecchio cocchiere intervenne “Si trova in un posto isolato, circondato dalla brughiera e la sera, in inverno, la nebbia sale densa a coprire ogni cosa ed i lupi si aggirano furtivi, in mezzo alla vegetazione. Sarebbe troppo pericoloso per lei e per chi la accompagna!”
Nonostante fossi seduta di fronte al caminetto, sentii un brivido gelido percorrermi la schiena.


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Principe delle Tenebre

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 21:43


Fu così che, una volta a Greenville, scesi alla locanda delle “Due Lune”.
Mr. Spencer, l’anziano cocchiere, mi aiutò col mio modesto bagaglio e parlò col proprietario, perché avessi una sistemazione adeguata per la notte.
Lo ringraziai e gli offrii una mancia che non volle accettare.
“Non mi deve niente, Mrs Summers.”
Sollevò una mano per impedirmi di insistere.
“Le chiedo un’unica cosa, cerchi di fare attenzione!” rispose, rigirandosi nervosamente il berretto tra le mani.
“Attenzione a cosa?” chiesi io stupita.
“Solo…non esca mai dopo il tramonto!”
“Seguirò il suo consiglio, glielo prometto. Mi rendo conto che qui potrei incorrere in pericoli di cui a Londra non immaginavo nemmeno l’esistenza” lo rassicurai.
I suoi occhi evitarono i miei.
“Nessuno potrebbe…” mormorò, mentre si rimetteva il cappello, calcandolo in testa energicamente.
“Addio, Mrs Summers” fece voltandosi, mentre usciva dalla locanda.
“Addio e grazie!” risposi sorridendogli, grata.
Non ebbi neanche il tempo di orientarmi che una giovane cameriera sollevò il mio bagaglio dicendomi “Mi segua Mrs. Summers” e mi accompagnò in una piccola stanza al secondo piano.
Il caminetto acceso e il rivestimento in legno delle pareti, oltre che del pavimento, rendevano la stanza semplicemente arredata, calda ed accogliente.
Fu una piacevole sorpresa, lo ammetto. Ma non riuscivo a vincere quella sensazione d’inquietudine che mi sentivo addosso, come una mano gelida.
Inoltre, ero in pensiero per non aver potuto avvisare Mrs. Lawrence del mio ritardo.
Qualcosa dovette trasparire dalla mia espressione, perché la cameriera mi chiese seria “La stanza non va bene?”
“No, anzi va benissimo!” la rassicurai, sforzandomi di sorridere “E’ solo che sono dispiaciuta, a Greystone Hall, sapevano sarei arrivata oggi e…”
Non mi lasciò terminare “Se è solo per questo, stia tranquilla! Mr. Sanford l’ha aspettata alla locanda fino ad un’ora fa. Poi, non vedendola arrivare, ha capito che la carrozza portava ritardo e se n’è andato, lasciando detto che tornerà a prendervi domani mattina alle 10,00.”
Dopo essermi rinfrescata, mi misi subito a letto. Non mi ero resa conto di quanto fossi stanca, finché non mi adagiai, distendendo la schiena intorpidita dal lungo viaggio.
La stanchezza ed il tepore di quella stanza accogliente, sopraffecero l’inquietudine che gli avvertimenti del cocchiere e gli sguardi alla prima locanda mi avevano messo in animo.
Mi addormentai quasi subito e sognai.
Sognai di essere ancora al Saint James, nella mia ora di lezione. Mi sentivo tranquilla, circondata dalle voci dei bambini. D’un tratto mi ritrovai sola, in un luogo sconosciuto, le ombre della notte scendevano rapide mentre la nebbia sembrava salire dalla terra, densa come zucchero filato.
Mi sentivo persa, vedevo in lontananza le luci di un’abitazione, cercavo di raggiungerle, ma la nebbia confondeva tutto disorientandomi. Un sommesso scalpiccio, mi voltai timorosa: due grossi occhi gialli mi fissavano sinistramente.
Urlai, svegliandomi di colpo.

continua...


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Principe delle Tenebre

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 1/12/2009, 00:45


Avevo cominciato a leggere questa storia sul tuo blog tempo fa... ma poi tu ti eri fermata sul più bello e io sono ancora qui ad aspettare di leggerne la fine... per cui se la posti mi fai un piacere... sperando che tu sia riuscita a trovare il tempo per finirla
 
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view post Posted on 1/12/2007, 16:04Quote
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Principe delle Tenebre

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 21:43


La fine ce l'ho su carta, devo solo trascriverla, intanto (un po' alla volta) posto tutto fin dove sono arrivata. Grazie per l'interesse! image :wub:


Mr. Sanford arrivò puntuale. Era un uomo pingue, di mezza età, con un viso dall’espressione gioviale.
“Mrs. Summers, dia a me la valigia!” disse sbrigativamente, spostandosi indietro il berretto e chinando leggermente il capo, a mo’ di saluto.
“Grazie, spero di non aver creato problemi col mio ritardo….” Tentai di scusarmi.
“Oh, nessun problema, ho immaginato che la carrozza avesse impiegato più tempo del previsto e ho deciso di venirla a prendere quando avessi preso servizio”.
Poi, dopo avermi lanciato una breve occhiata, aggiunse “Se teme Mrs. Lawrence, stia tranquilla è una brava donna, inoltre sa che nessuno sarebbe disposto a portarla al castello quando fa sera!”
“Sì, ho sentito della nebbia e…”
“Già la nebbia!” fece un sorriso tirato e cambiò discorso “Ha già fatto colazione, Mrs. Summers?”
“Certo, sono pronta a partire a suo comodo!” risposi.
“Allora sarà meglio muoverci” fece, mentre sollevava la valigia e si dirigeva all’uscita.

Il viaggio sul carretto fu scomodo, ma mi fece tornare di buon umore.
Mr. Sanford ogni tanto mi mostrava questo o quel possedimento del Duca di Greystone e mi parlava della sua immensa ricchezza.
“Anche Greenville è suo” disse ad un certo punto, con deferenza.

I possedimenti di quella famiglia dovevano estendersi per miglia e miglia, era davvero impressionante! Soprattutto per chi, come me, era sempre vissuta di poco.
Ma ciò che più mi colpiva, non era la vastità di quelle terre, bensì il loro aspetto.
Quel paesaggio estraneo, quella vegetazione così aspra e selvaggia in molti punti, aveva su di me un certo fascino: sapeva d’antico e d’inesplorato.
Affrontare quei luoghi alla luce del giorno, comunque, fece sì che gli incubi e le ombre, addensatisi nel mio cuore la sera precedente, si dissolvessero.

“Qui di giorno può passeggiare dove vuole, ci sono splendidi scorci, fiori rari e diverse specie di farfalle…” Mr. Sanford, continuava le sue descrizioni.
“L’unico pericolo è costituito dalla palude, che però si trova molto distante dal castello, per arrivarci bisogna attraversare un lungo tratto di brughiera.” aggiunse l’uomo con noncuranza, indicandomi con una mano un punto lontano, non ben distinguibile.

“Meno male che almeno di giorno, non ci sono pericoli” mi lasciai sfuggire “perché tutti questi avvertimenti a non uscire dopo il tramonto mi avevano messa in apprensione”.
Si irrigidì, per un attimo, poi, con la consueta noncuranza mi rispose “A Greystone Hall è al sicuro. Basta solo seguire poche, semplici regole”.
“ Ma dirle quali sono è compito di Mrs. Lawrence” precisò, impedendomi di chiedere spiegazioni.

Il carretto, a un certo punto, lasciò il largo sentiero in terra battuta e prese a inerpicarsi su per un ripido viottolo seminascosto dalla vegetazione. Stavamo salendo già da un po’ e l’unica cosa che riuscivo a scorgere in lontananza erano alberi. Doveva esserci una sorta di boschetto in cima all’altura e sembrava circondarne la sommità a mo’ di corona.
Dovunque volgessi lo sguardo solo lande desolate ed arbusti: non incontrammo alcun essere vivente lungo la strada, né una qualsiasi costruzione.
Dopo aver viaggiato per un altro interminabile tratto in salita, effettuammo un ultimo tornante ritrovandoci, improvvisamente, all’interno del bosco.
Pochi passi e un massiccio cancello, con uno stemma che riuscii solo a intravedere, venne aperto da due servitori: mi ritrovai come d’incanto in un immenso spiazzo di acciottolato, circondata da statue di marmo e fiori di ogni specie.
Mr. Sanford fermò il carretto di fronte ad una grossa scalinata di marmo e mi aiutò a scendere.
“Siamo arrivati!” disse.
Sollevai il capo cercando di abbracciare con lo sguardo l’imponente costruzione che avevo di fronte.
Il castello dei Greystone doveva essere stato costruito in varie epoche, perché racchiudeva in sé stili architettonici differenti.
Aveva uno strano aspetto, come se un’artista folle avesse mescolato insieme i pezzi di diversi mosaici.
L’ala più a est era evidentemente la più antica, con le sue torri, i bastioni merlati e le piccole finestrelle ogivali, ricavate nella roccia.
Era quel che restava di una fortezza medievale e il tempo e i rimaneggiamenti successivi non ne avevano minimamente intaccato l’aspetto minaccioso.
Il lato ovest, invece, era di più recente costruzione: non doveva avere più di un paio di secoli.
Sulla facciata, gli eleganti fregi ingentilivano le mura di solida roccia e gli ampi finestroni impreziositi da tende ne spezzavano la continuità, donando all’insieme un aspetto più moderno ed accogliente.
Persa nei miei pensieri, non mi accorsi che Mrs. Lawrence aveva aperto l’uscio e mi sorrideva cordiale.
“Fa un certo effetto, non è vero?” commentò amabilmente l’anziana signora, vedendomi frastornata.
“Non ho mai visto niente di simile!” risposi, salendo le scale per andarle incontro.
“Sono Mrs. Lawrence, la governante, per qualsiasi cosa si rivolga a me. Sono io ad occuparmi dell’organizzazione di tutta la casa.” disse con un sorriso bonario non appena fummo una di fronte all’altra.
Tese la mano e strinse la mia con calore “benvenuta Mrs. Summers, non appena si sarà sistemata, conoscerà la sua giovane allieva”.
“La ringrazio, è molto gentile” risposi grata e piacevolmente stupita da tanta ospitalità.
Attraversammo l’atrio ed il corridoio che portava alle stanze del piano terra. Era tutto così incredibilmente grande e lussuoso che mi sentii ancora più piccola e fuori posto col mio misero vestito di flanella grigio.
Mrs. Lawrence mi fece accomodare in un accogliente salottino accanto al caminetto acceso e mi servì una tazza di tè bollente.
“Sarà stanca Mrs. Summers, immagino che il viaggio per arrivare fin qui sia piuttosto lungo. Spero che sia andato tutto bene!” disse con partecipazione mentre mi porgeva il vassoio con i dolci.
“Mi chiami Elisabeth, la prego” replicai.
Lei annuì in segno di assenso.
“In effetti, il viaggio è stato abbastanza faticoso, ma alla locanda ho potuto riposare e riprendere le forze. Sono stati tutti molto gentili con me.”
“Ne sono lieta!” esclamò versando dell’altro tè nella sua tazza già vuota.
Poi sollevò lo sguardo su di me, sembrava quasi preoccupata “Non immaginavo fosse così giovane!” disse in uno strano tono.
“Non lo sono poi così tanto!” mi schernii io “sono già alcuni anni che insegno al Saint James…”
“Oh, non intendevo questo, non mettevo in dubbio le sue doti d’istitutrice. Questo è un posto molto isolato, se non si esclude la possibilità di andare a Greenville ogni tanto, non è certo il posto più adatto per una ragazza in età da marito, soprattutto se così carina.” Ribatté piuttosto frettolosamente.
Arrossii mio malgrado.
“Ho sempre vissuto al Saint James, con pochi contatti col mondo esterno e non è stato mai un problema per me. A parte le funzioni religiose, la spesa al mercato e le visite a qualche famiglia della zona, non è che facessi molta vita mondana.” Precisai con convinzione.
Osservò per un attimo la mia severa acconciatura e il mio semplice abito grigio
“Credo che non abbiate avuto una vita facile e spensierata, neanche prima.” Mormorò guardandomi negli occhi.
“Vedrà che qui, nonostante l’isolamento, si troverà bene. Quando non è impegnata con la sua allieva potrà disporre del suo tempo come crede. A Greystone Hall non ci sono ritmi imposti, né un’eccessiva severità, solo tre semplici regole di prudenza.”
Vedendo che aveva catturato la mia attenzione, proseguì.
“Per prima cosa, non si può uscire quando cala l’imbrunire, perché la nebbia diventa un nemico altrettanto temibile dei lupi, che si aggirano di notte nella brughiera.
Inoltre, è salutare tenersi ben distanti dalla palude: ci sono le sabbie mobili e nessun essere vivente che vi si è addentrato ne è mai uscito.
Infine, è vietato andare nei torrioni dell’ala est. In quella parte del castello i pavimenti sono fatiscenti e, finché non saranno ristrutturati, è proibito l’accesso a chiunque, compresa la servitù. E’ solo per evitare spiacevoli incidenti…”
“Tutto chiaro?” mi chiese infine sorridente e tranquilla, come se avesse appena esposto il menù della cena.
“Si.” Risposi soltanto, mentre un nuovo senso d’ansietà tornava ad annidarsi nella mia mente.
“Ora la farò condurre nella sua stanza da Mary, una delle cameriere. Quando si sarà sistemata conoscerà la duchessina Claire. Mi raccomando di non farsi impressionare negativamente dal suo atteggiamento, è soltanto una bimba di sei anni che gioca a fare l’adulta sofisticata. E’ molto sola ed è stata un po’ viziata”.
“Non mi fermo mai alle prime impressioni!” assicurai “inoltre, sono qui proprio per darle un’educazione completa…”
“Sono sicura che sarà bravissima” intervenne rassicurante Mrs. Lawrence.
“Spero che la duchessa sia d’accordo con lei!” le risposi d’impulso.
Esitò, guardandomi confusa, poi scosse la testa “la duchessa è morta cinque anni fa e il duca non vuole che la si nomini in questa dimora. Non deve mai menzionarla.”
Vedendomi turbata, abbassò il tono della voce e mi si avvicinò, guardandosi intorno con circospezione “Elisabeth, le dirò la verità, ma giuri di non fare mai parola di quanto le verrà confidato”
“Può fidarsi di me, le giuro che non dirò niente” le risposi seria.
“Claire non è figlia del duca, lui l’ha scoperto poco dopo la sua nascita. Nonostante questo, ha continuato ad occuparsi della bambina, trattandola come se fosse stata sua: vive nel lusso, circondata da persone che si occupano di lei. Non le ha fatto mancare mai niente, tranne forse un po’ più di presenza da parte sua. Ma del resto è sempre molto impegnato: segue personalmente la gestione di tutti i suoi possedimenti che si estendono per miglia e miglia, con centinaia di fittavoli e lavoranti. Gli rimane poco tempo per fare altro, l’unico suo hobby è andare a caccia nella brughiera e spesso la notte si ferma a dormire nel cottage di legno, al di là del boschetto.”
Dovetti assumere un’espressione pensierosa, perché Mrs. Lawrence s’interruppe come in attesa.
In effetti, volevo porle una domanda.
“Quando potrò conoscere il duca? Vorrei ringraziarlo per avermi assunto e per l’ospitalità con cui sono stata accolta” chiesi semplicemente.
“Il duca passa poco tempo qui al castello e difficilmente fa ritorno prima di sera. Non so quando riuscirà ad incontrarlo. Come constaterà di persona, sua signoria è un uomo riservato e solitario”.

Continua...


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view post Posted on 9/12/2007, 17:13Quote
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Principe delle Tenebre

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 21:43


Pranzai insieme alla governante in un piccolo soggiorno adiacente alle cucine.
“Mangiamo sempre qui, è più raccolto” mi spiegò l’anziana donna, vedendo che mi guardavo intorno curiosa.
“E’ una stanza molto carina e accogliente” replicai sincera.
La preferivo indubbiamente a qualsiasi enorme, gelido salone. Era più consona al mio modo d’essere e ai miei gusti semplici.
Sembrò soddisfatta dalla mia risposta.
“Anch’io la preferisco” mi sorrise “usiamo il salone solo le rare volte in cui c’è il duca. Anche Claire mangia qui con me”.
“A proposito, dov’è la mia allieva?” chiesi “non sta bene per caso?”
“Oh, no sta benissimo! Ha voluto restare nella sua stanza, stava giocando col suo baule di vecchi abiti e non sono riuscita a farla scendere, Mary le ha portato il pranzo di sopra…”
Si interruppe, leggendomi in viso un’espressione di disapprovazione.
“Lo so Elisabeth cosa sta pensando e ha ragione. Mando avanti un intero castello, ma non riesco a gestire una bambina di sei anni. Sarà che ormai ho una certa età e l’ho vista nascere, ma alla piccola Claire non riesco a negare nulla!”
“Non mi deve spiegazioni, io non…” intervenni.
“Lo so che non ha detto nulla, ma volevo esporle la situazione. D’altra parte il suo compito sarà proprio d’insegnarle le buone maniere, oltre che d’istruirla” mi guardò un attimo pensierosa.
Per il resto del pranzo chiacchierammo amabilmente di vari argomenti, evitando con cura di menzionare gli abitanti del castello.

Fu solo nel pomeriggio che potei incontrare la mia allieva: Mary mi accompagnò in biblioteca dove la trovai ad attendermi in compagnia di Mrs. Lawrence.
Era una bimba graziosa, dai lunghi boccoli castani e gli occhi dello stesso colore.
Notai che indossava un abito eccessivamente sfarzoso per la sua età.
Al mio ingresso, mi fissò con aria interrogativa, scrutandomi dalla testa ai piedi.
“Claire, questa è Mrs. Elisabeth Summers la tua nuova istitutrice!”
Mrs. Lawrence le sorrise incoraggiante “Sii gentile e dalle ascolto, d’accordo?”
La bambina annuì e mi fece un inchino che ricambiai .
“Buongiorno Claire. Ti dispiace se ci diamo del tu?” le chiesi per rompere il ghiaccio.
Per tutta risposta scosse la testa, poi assunse un’espressione risoluta e replicò “Buongiorno Elisabeth, non sei vecchia come pensavo…”
“Claire!” intervenne Mrs. Lawrence.
L’anziana governante si sforzava di non ridere, ma i suoi occhi la tradivano.
“Non si preoccupi, la lasci finire” dissi sorridendo e rivolgendole uno sguardo complice.
“Volevo solo dire che magari, visto che non è tanto vecchia, dopo le lezioni potremmo giocare insieme… Non ho mai nessuno per giocare, tranne qualche volta Mary o Mrs. Lawrence”
“Facciamo così” le dissi avvicinandomi “se seguirai con attenzione le lezioni e studierai diligentemente, avanzerà del tempo per il gioco…”
Claire mi sorrise con aria furba e mi allungò la sua manina da stringere.
“Allora… affare fatto!”
“Affare fatto!” risposi mentre Mrs. Lawrence osservava compiaciuta la nascita di una nuova amicizia.

Passammo in biblioteca il resto del pomeriggio.
Impiegai diverso tempo per far concentrare Claire sulla lezione, cosa che coi miei piccoli allievi del Saint James non era mai accaduta.
Immaginai fosse abituata ad assecondare la sua irrequietezza, quindi usai molta pazienza e qualche piccolo trucco per tenere desta la sua attenzione.
Alla fine del pomeriggio, mi sentii comunque soddisfatta del mio primo giorno d’insegnamento: molta strada era ancora da fare, ma vedevo già dei piccoli miglioramenti.
Anche la stanza assegnataci per le lezioni mi piaceva, aveva una forma particolare, un esagono, con le pareti ricolme di libri: testi, romanzi, poesie, saggi… non mancava nulla, c’erano persino alcune edizioni originali risalenti a secoli precedenti.
Avrei potuto passarvi l’intera vita a leggere, senza mai annoiarmi.
Sulla parete di fronte all’entrata, un enorme caminetto dagli alari d’ottone diffondeva un confortante tepore e due immensi finestroni donavano un’ampia veduta del giardino circostante, riempiendo la stanza di luce.
La mia camera, constatai, era situata in quello stesso lato del castello: la visuale che avevo del giardino aveva quasi la stessa angolazione.
Fu proprio confortata da quest’idea, che quella notte osai scendere in biblioteca, nonostante tutti fossero già coricati e ogni cosa immersa nel buio più totale.
Non sono una persona particolarmente coraggiosa, ma neanche mi spavento facilmente: se avessi dovuto attraversare un lungo tratto, in tutta quell’oscurità, probabilmente non l’avrei fatto. Ma calcolai che, al più, avrei dovuto fare un piccolo tratto di corridoio, scendere la scala ed avrei raggiunto la meta in pochi minuti.
Preferivo tentare piuttosto che continuare a rigirarmi sotto le coperte. Erano ore che provavo a prendere sonno, senza riuscirci. Forse era dovuto alla stanchezza accumulata o all’emozione per la mia nuova vita, ad ogni modo, pensai che l’unica soluzione fosse scendere a prendere un libro: mi avrebbe tenuto compagnia e aiutato a rilassarmi.
Così indossai la mia unica vestaglia, ormai lisa, accesi il lume che era sul comodino accanto al letto, e mi avventurai fuori dalla mia stanza.
Scesi le scale, con un po’ di timore, le ombre distorte dal lume sembravano allungarsi su di me, risvegliandomi ancestrali paure e, quando mi ritrovai di fronte una vecchia armatura, sussultai rischiando di cadere.
Ripresi il controllo delle mie emozioni, dandomi della stupida, e proseguii nella mia discesa.
Ma quando, finalmente, giunsi di fronte alla biblioteca, mi arrestai sorpresa: alte fiamme guizzavano nel camino acceso, colorando la stanza di un leggero chiarore.
Qualcuno sedeva godendosi il fuoco.
Non riuscivo a scorgerne la figura, nascosta dall’alto schienale, ma capii che si trattava di un uomo.
Avevo intravisto il luccichio di un paio di stivali neri ed un lungo mantello, dello stesso colore, giaceva per terra vicino all’ingresso.
Arretrai imbarazzata, ero scesa senza pensare ad un’eventualità del genere, ed ora mi ritrovavo in vestaglia e con i lunghi capelli sciolti sulle spalle.
Pensai ad una ritirata strategica, non volevo certo che il duca mi vedesse in quelle condizioni! Visto che era di spalle alla porta, tentai di tornare sui miei passi nella convinzione di non essere stata scorta.
“Non se ne vada, entri Mrs. Summers” una voce calda ed avvolgente mi fece sussultare.
“Mi dispiace…non volevo disturbare, non sapevo ci fosse qualcuno, ero qui solo per un libro…” farfugliai, cercando di scusarmi, ma non mi mossi di un passo.
“Entri” ripeté questa volta con un tono che non ammetteva repliche.
Avanzai di due passi, stringendomi nervosamente la vestaglia al collo.
Il duca si alzò voltandosi verso di me, con un movimento così aggraziato che quasi non me ne avvidi.
Dava le spalle al fuoco e non riuscivo a vederlo in viso, ma sentii che mi stava osservando.
Era piuttosto alto ed aveva una figura snella e prestante, indossava pantaloni neri ed una camicia dello stesso colore.

“Si avvicini, non avrà paura di me?! Non approfitto di donne indifese” mi schernì con ironia.
La sua mancanza di tatto mi irritò, facendomi accantonare il riserbo, e mi avvicinai senza esitazioni.
Inclinò il capo da un lato come per vedermi meglio, ma non prestò molta attenzione al mio abbigliamento, mi fissò in viso e rimase sorpreso.
“Mrs. Lawrence non mi aveva informato di quanto fosse giovane e…” s’interruppe.
Anch’io fui stupita dal suo aspetto.
Contrariamente a quanto avevo immaginato, era uomo giovane e attraente. Mi colpì particolarmente il colore dei suoi capelli: erano di un biondo così chiaro da sembrare raggi di luna.
Fu però quando incontrai il suo sguardo che mi ritrovai, attonita, ad annegare negli occhi più blu che avessi mai visto.

Continua...


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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 21:43


Mi sentii sprofondare in quel mare che si andava facendo più scuro e profondo, per quanto tentassi non riuscivo a distogliere le sguardo, finché non provai un senso di vertigine.
Il duca sussultò battendo le palpebre e voltò il viso.
Aveva un’espressione tesa, sconvolta.
“Se ne vada di qui finché è in tempo!” disse con voce alterata, arretrando di un passo.
“Ho fatto qualcosa che le ha dato fastidio?” gli chiesi dispiaciuta.
Non capivo il perché di quel repentino cambiamento d’umore.
“No, lei non ha fatto niente…non volevo spaventarla” mi rispose con quella voce, di nuovo calda ed avvolgente “è solo che Greystone Hall non è un posto adatto a lei!”
Tirai un sospiro di sollievo, non voleva mandarmi via e questo per il momento mi bastava, anche se non riuscivo a capire cosa ci fosse in me, da farmi ritenere così inadatta a quei luoghi.
Il duca, di certo, non poteva saperlo, ma avevo vissuto in condizioni assai più difficili nella mia giovane vita!
Non feci altre domande, d’altro canto non avrei saputo dove andare: senza quel lavoro d’istitutrice non avevo niente.
“Lasci che sia io a deciderlo” replicai risoluta, sollevando il volto verso di lui con aria battagliera.
Mi guardò con una strana espressione, inclinando il capo di lato, come se mi vedesse davvero solo ora.
Annuì pensieroso “D’accordo, lascerò a lei la decisione… ”.
“La ringrazio, non se ne pentirà!” risposi sollevata.
“Spero che abbia ragione..” mormorò, seguendo con lo sguardo i miei lunghi capelli.
Non appena l’apprensione per le mie sorti si fu dileguata, tornai a sentirmi in imbarazzo, conscia del mio aspetto poco consono.
“Col suo permesso, torno nella mia stanza…” iniziai, mentre cercavo di allontanarmi.
Avevo quasi raggiunto la porta, quando la sua voce mi fermò.
“Elisabeth!” disse, pronunciando il mio nome in un tono sommesso che mi diede i brividi.
Mi voltai lentamente.
“Le dispiace se la chiamo per nome?” mi chiese, vedendomi arrossire.
“No, affatto!” risposi sulla difensiva.
“Non dimentichi di prendere il suo libro…” mi lanciò un’occhiata divertita sollevando il sopracciglio sinistro.
“No, certo” replicai frettolosamente e presi il primo libro che trovai.
Sorrise, “Buonanotte Elisabeth…” e si mosse inchinandosi elegantemente, armonioso come un felino.
Risposi inchinandomi a mia volta. Volevo accomiatarmi e mi accorsi che non sapevo nemmeno il suo nome.
“Buonanotte…. Milord!” mormorai.
“Il mio nome è William” disse, come se mi avesse letto dentro.
Lo guardai confusa e l’uomo distolse lo sguardo, avvicinandosi al camino.
“Lord William Drake III, duca di Greystone”. Ripeté con una punta di tristezza nella voce.
“Buonanotte lord Drake” lo salutai.
Sembrò non avermi udito, rimase a fissare il fuoco con lo sguardo perso dinanzi a sé.
Solo fuori dalla stanza, avvolta dall’oscurità, mi voltai. Riuscii a scorgere chiaramente il suo profilo, illuminato dalle vive fiamme. Luci ed ombre giocavano sul bel viso, seguendone ed esaltandone i maschi contorni.
Forse lo immaginai ma, mentre mi allontanavo, mi parve di scorgere una lacrima solitaria, scendere silenziosa.


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view post Posted on 26/12/2007, 15:33Quote
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Principe delle Tenebre

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 21:43


Tornai velocemente nella mia stanza.
Non saprei spiegarlo razionalmente, ma sentivo che quell’incontro nel cuore della notte avrebbe cambiato per sempre il corso del mio destino.
Solo dopo diverso tempo, confortata dalla lettura, cedetti alla stanchezza e mi addormentai.
Non ricordo cosa sognai, so solo che la sensazione di stordimento provata nell’incrociare quegli occhi tempestosi mi accompagnò costantemente durante il sonno.

Fui svegliata di buon ora dalla pioggia che batteva insistente sulle imposte.
Mi stiracchiai pigramente. Potevo prendermela comoda, la passeggiata che avevo programmato era saltata.
Avrei voluto visitare l’immenso giardino che circondava gran parte del castello: Mrs. Lawrence me ne aveva parlato in toni entusiastici, decantando in particolare la magnificenza del roseto.
Ho sempre amato le rose e Claire si era offerta di farmi da cicerone.
Il tempo, però, non sembrava volerne sapere di migliorare e il mio secondo giorno a Greystone Hall si preannunciava tranquillo e sonnolento.

Niente lasciava presagire gli accadimenti di cui sarei stata protagonista quello stesso pomeriggio.

Era tutto il giorno che Claire era irrequieta, si lamentava per la permanenza forzata in casa: la pioggia non aveva cessato un istante di cadere e fuori si riversavano torrenti d’acqua.
Comprendevo che per una bambina non fosse facile vivere così isolata e cercai di tranquillizzarla, le lessi racconti e buffe filastrocche, tentando di rendere la lezione un piacevole intermezzo.
Alla fine, vedendola ancora triste ed abbattuta, le promisi che al termine avremmo fatto dei giochi.
Claire s’illuminò “giochiamo a nascondino!” disse più allegra.
“D’accordo, ma prima terminiamo i compiti!” risposi sollevata dal cambiamento d’umore della mia allieva.

Fu così che riuscii a terminare la mia lezione e fu così che mi ritrovai nei guai.

Le dissi che avremmo usato solo lo studio e il salottino per nasconderci, non si potevano usare altre stanze, né tanto meno uscire: volevo essere sicura che non si allontanasse troppo.
Claire accettò le condizioni di gioco senza discutere ma, quando fu il suo turno di nascondersi, mi tirò un brutto scherzo.
Terminato il conto, alzai lo sguardo e trovai la porta-finestra che dava sul giardino spalancata. La chiamai a gran voce “Claire, dove sei? Il gioco è finito torna qui!” ma niente.
In preda all’ansia la cercai nelle due stanze vicine e, non trovandola, mi misi a scrutare fuori in giardino.
Stava facendo buio e la nebbia cominciava a formarsi. Non ci pensai due volte e, nonostante Mrs. Lawrence, accorsa ai miei richiami, tentasse di dissuadermi, m’infilai il mantello ed uscii a cercare la bambina.
La governante preoccupata, nel frattempo, aveva chiamato la servitù perché cercasse la piccola in casa. Tutti si misero in azione, setacciando le numerose stanze del castello.
Nessuno, però, volle uscire con me alla sua ricerca.

L’aria gelida mi sferzava il volto, mentre annaspavo in quella semioscurità ovattata.
Non riuscivo a vedere a un metro dal mio naso, ma continuai a camminare chiamando il suo nome.
Sentii un fruscio dietro di me e mi voltai di scatto “Claire, basta torniamo dentro!” urlai in preda allo sconforto.
Nessuna risposta.
“Claire ti prego…” cominciavo ad agitarmi.

La nebbia si stava facendo più densa e riuscivo a malapena a scorgere il chiarore delle luci di Greystone Hall.
Di nuovo, dei sordi rumori, passi veloci, muoversi di cespugli.
Sobbalzai.
Mi ricordai del sogno e tentai di tornare verso il castello.
“Claire” continuavo a chiamare, mentre dalla casa sentivo un sommesso vociare, senza riuscire a distinguere le parole.
Non riuscivo ad orientarmi, gli ostacoli che trovavo sul mio cammino mi portavano a giri senza senso.
Mi sentivo osservata, come se qualcuno mi seguisse, come una preda…
Sudavo freddo e mi tremavano le mani.
Ero sicura di non stare impazzendo: qualcuno si muoveva tra la vegetazione, nascosto dall’oscurità e dalla nebbia.
Mi sentii sfiorare e trasalii, spostandomi velocemente in avanti.
Una sagoma alta e imponente mi si parò davanti: sembrava sbucata dal nulla.
La nebbia si diradava leggermente mentre si avvicinava, lasciando intravedere una figura avvolta in un ampio mantello.
Ero in trappola.

“Elisabeth” mi chiamò e riconobbi la voce penetrante del duca.
“Sono qui!” gridai, mentre cominciavo a distinguere i tratti del suo viso.
“Cosa ci fa fuori a quest’ora…” iniziò, ma s’interruppe come per ascoltare qualcosa.
I rumori dietro di me erano cessati.
“Di là…” dissi indicando l’oscurità che mi circondava “…c’è qualcuno…qualcosa mi seguiva…” riuscii a dire, nonostante fossi ancora terrorizzata.

Mi osservò per un istante e senza dire una parola mi sollevò prendendomi in braccio, senza alcuno sforzo, come fossi stata una piuma.
“Non serve…” protestai imbarazzata.
“Così faccio prima a riportarla al castello” rispose sbrigativamente.
Sembrava preoccupato e in collera “Non doveva uscire! Non conosce le regole?”.
“Claire…” dissi e gli spiegai cosa era accaduto.
Mi guardò per un momento negli occhi “E’ una donna coraggiosa, ma avventata. Mi prometta che non uscirà più di sera…altrimenti non potrà restare qui!”
“Lo prometto” dissi, distogliendo lo sguardo da quegli occhi che sembravano leggermi dentro.
“Stia tranquilla” aggiunse in tono più dolce “Claire non è qui fuori. Lo saprei…”
Volevo chiedergli come, ma mi precedette.
Si osservò una mano, era insanguinata.
“E’ ferita” disse guardandomi il braccio.
Avevo la manica del vestito lacerata ed un taglio superficiale di una decina di centimetri, da cui il sangue stillava copioso.
Dovevo essermi impigliata in qualche ramo e non me n’ero neanche accorta.
Lo vidi distogliere di scatto gli occhi e dilatare le narici, come in uno sforzo di concentrazione.
“E’ meglio affrettarsi…” disse “…bisogna medicarla subito!”

Percorse un lungo tratto, avanzando sicuro nonostante il buio sempre più intenso.
Sembrava a suo agio nell’oscurità, gli occhi fissi di fronte a sé, dimentico della mia presenza tra le sue braccia.
Percepivo la sua forza e, nonostante la sua vicinanza mi mettesse a disagio, mi sentivo al sicuro.
Al sicuro per la prima volta, da quando avevo lasciato il Saint James per le brughiere desolate del Devonshire.


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view post Posted on 7/1/2008, 13:12Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 21:43


La porta-finestra dello studio era stata chiusa, così come il portone d’ingresso principale.
Lord Drake diede dei pesanti colpi al battente che echeggiarono nel buio come spari.
“Aprite, sono io!” tuonò il duca.
George, uno dei servitori più anziani, venne ad aprire di corsa e lo vidi sospirare di sollievo alla mia vista.
Il duca mi depose in piedi solo quando il pesante portone venne rinchiuso, alle nostre spalle, assicurato col chiavistello.
In quei pochi istanti Mrs. Lawrence e gran parte della servitù si erano radunati nell’atrio. Sembravano sorpresi dalla nostra presenza, ci guardavano impietriti come fossimo fantasmi.
Fu l’anziana governante a rompere il silenzio.
“Ringraziando il cielo, è salva Elisabeth! Per fortuna Lord William…”
“Dov’è Claire?” chiese impazientemente l’uomo al mio fianco, con un’espressione indefinibile in volto.
“E’ di sopra nella sua stanza, non è mai uscita, si era nascosta in casa…abbiamo provato a richiamare Elisabeth, ma non riusciva a sentirci, si era allontanata troppo dal castello…”
Il duca arrestò le parole concitate dell’anziana donna con un gesto secco della mano.
“Fatela scendere e…” mi lanciò una breve occhiata “portate un bicchiere d’acqua a Mrs. Elisabeth e delle bende per la medicazione” concluse indicando rapidamente la ferita.
Poi, sorreggendomi delicatamente per un braccio, mi condusse alla poltrona di fronte al caminetto acceso, seguito da Mrs. Lawrence.
“Susan prendi la tintura di iodio” ordinò la donna ad una delle cameriere, guardandomi preoccupata.
Lord Drake aveva un’espressione tesa, notai che evitava con cura di guardarmi il taglio sul braccio.

La bimba, accompagnata da Mary, ci raggiunse in biblioteca.
“William!” esclamò sorpresa, correndo incontro al duca.
Ma Lord Drake rimase impassibile, nè un gesto, nè una parola: era davvero in collera.
Claire lo capì ed iniziò a piagnucolare, leggendo sui nostri volti la gravità dell’accaduto.
“Era solo uno scherzo…” si scusò singhiozzando.
“Hai uno strano modo di scherzare… Eppure sai che è pericoloso uscire all’aperto dopo l’imbrunire. Quello che hai fatto poteva costare caro ad Elisabeth…”
“Ma io non credevo sarebbe uscita…nessuno l’avrebbe fatto…volevo solo spaventarla un po’…per gioco”
“Invece Elisabeth è uscita per te, perché era preoccupata per quello avrebbe potuto capitarti!” gli occhi lampeggiarono d’indignazione, passando dal blu al nero.
Lord Drake avanzò d’un passo indicando alla bambina il mio braccio ferito.
“Questa è la conseguenza della tua sconsideratezza, ed è un caso fossi nelle vicinanze, altrimenti…” la sua frase si spense, lasciando aleggiare esiti ben più drammatici d’una ferita superficiale.
Claire guardò il mio braccio, poi me, sussurrando “mi dispiace Elisabeth, non lo farò più…”
Annuii accennando un sorriso tirato, in segno di perdono.
Il duca chiuse gli occhi per un attimo, tentando di riconquistare la calma.
Si avvicinò a Claire, inginocchiandosi per parlarle, guardandola bene in viso.
“Ogni azione ha delle conseguenze e la tua sventatezza poteva averne di molto gravi. Spero che tu lo capisca…”
“Sì, mi dispiace…non avrei mai voluto mettere in pericolo Elisabeth…”
“Ora Mary ti accompagnerà di sopra. Per punizione, cenerai da sola nella tua stanza!”
“No ti prego, non stasera che ci sei tu…Non ti fermi quasi mai a desinare con noi…”
Lord Drake si rialzò torreggiando sulla bambina “non discutere Claire…” disse stancamente “…avremo altre occasioni di cenare insieme, mi tratterò al castello per qualche tempo”.
All’espressione sorpresa di Mrs. Lawrence, spiegò “…ho alcuni affari da sbrigare qui a Greystone Hall”.

Poco dopo, tornai nella mia stanza per rinfrescarmi e cambiarmi d’abito: avremmo cenato nel salone, quella sera.
Avevo solo un vestito che usavo nelle occasioni speciali, celeste chiaro con qualche piccolo ricamo, non era niente di straordinario, ma poteva andare. Mi spazzolai a lungo i capelli, per acconciarli poi alla solita maniera. Mentre appuntavo le ciocche ribelli, mi accorsi che le mani continuavano a tremare. Non era il dolore al braccio, ormai quasi del tutto sopito, solo il ricordo delle sensazioni provate in quell’oscurità opprimente. Mi avvicinai istintivamente alla finestra, per scrutare attraverso i vetri, volevo capire cosa ci fosse lì fuori, in agguato.
Non era un lupo, di questo ero certa, ma qualcosa di più grosso e intelligente: qualcosa di malvagio.
Sussultai spaventata dalle mie stesse elucubrazioni, chiusi in fretta le imposte e mi allontanai dalla finestra con l’angosciante sensazione di essere osservata a mia volta.


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7 replies since 29/11/2007, 15:27
 
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