La fine ce l'ho su carta, devo solo trascriverla, intanto (un po' alla volta) posto tutto fin dove sono arrivata. Grazie per l'interesse!

Mr. Sanford arrivò puntuale. Era un uomo pingue, di mezza età, con un viso dall’espressione gioviale.
“Mrs. Summers, dia a me la valigia!” disse sbrigativamente, spostandosi indietro il berretto e chinando leggermente il capo, a mo’ di saluto.
“Grazie, spero di non aver creato problemi col mio ritardo….” Tentai di scusarmi.
“Oh, nessun problema, ho immaginato che la carrozza avesse impiegato più tempo del previsto e ho deciso di venirla a prendere quando avessi preso servizio”.
Poi, dopo avermi lanciato una breve occhiata, aggiunse “Se teme Mrs. Lawrence, stia tranquilla è una brava donna, inoltre sa che nessuno sarebbe disposto a portarla al castello quando fa sera!”
“Sì, ho sentito della nebbia e…”
“Già la nebbia!” fece un sorriso tirato e cambiò discorso “Ha già fatto colazione, Mrs. Summers?”
“Certo, sono pronta a partire a suo comodo!” risposi.
“Allora sarà meglio muoverci” fece, mentre sollevava la valigia e si dirigeva all’uscita.
Il viaggio sul carretto fu scomodo, ma mi fece tornare di buon umore.
Mr. Sanford ogni tanto mi mostrava questo o quel possedimento del Duca di Greystone e mi parlava della sua immensa ricchezza.
“Anche Greenville è suo” disse ad un certo punto, con deferenza.
I possedimenti di quella famiglia dovevano estendersi per miglia e miglia, era davvero impressionante! Soprattutto per chi, come me, era sempre vissuta di poco.
Ma ciò che più mi colpiva, non era la vastità di quelle terre, bensì il loro aspetto.
Quel paesaggio estraneo, quella vegetazione così aspra e selvaggia in molti punti, aveva su di me un certo fascino: sapeva d’antico e d’inesplorato.
Affrontare quei luoghi alla luce del giorno, comunque, fece sì che gli incubi e le ombre, addensatisi nel mio cuore la sera precedente, si dissolvessero.
“Qui di giorno può passeggiare dove vuole, ci sono splendidi scorci, fiori rari e diverse specie di farfalle…” Mr. Sanford, continuava le sue descrizioni.
“L’unico pericolo è costituito dalla palude, che però si trova molto distante dal castello, per arrivarci bisogna attraversare un lungo tratto di brughiera.” aggiunse l’uomo con noncuranza, indicandomi con una mano un punto lontano, non ben distinguibile.
“Meno male che almeno di giorno, non ci sono pericoli” mi lasciai sfuggire “perché tutti questi avvertimenti a non uscire dopo il tramonto mi avevano messa in apprensione”.
Si irrigidì, per un attimo, poi, con la consueta noncuranza mi rispose “A Greystone Hall è al sicuro. Basta solo seguire poche, semplici regole”.
“ Ma dirle quali sono è compito di Mrs. Lawrence” precisò, impedendomi di chiedere spiegazioni.
Il carretto, a un certo punto, lasciò il largo sentiero in terra battuta e prese a inerpicarsi su per un ripido viottolo seminascosto dalla vegetazione. Stavamo salendo già da un po’ e l’unica cosa che riuscivo a scorgere in lontananza erano alberi. Doveva esserci una sorta di boschetto in cima all’altura e sembrava circondarne la sommità a mo’ di corona.
Dovunque volgessi lo sguardo solo lande desolate ed arbusti: non incontrammo alcun essere vivente lungo la strada, né una qualsiasi costruzione.
Dopo aver viaggiato per un altro interminabile tratto in salita, effettuammo un ultimo tornante ritrovandoci, improvvisamente, all’interno del bosco.
Pochi passi e un massiccio cancello, con uno stemma che riuscii solo a intravedere, venne aperto da due servitori: mi ritrovai come d’incanto in un immenso spiazzo di acciottolato, circondata da statue di marmo e fiori di ogni specie.
Mr. Sanford fermò il carretto di fronte ad una grossa scalinata di marmo e mi aiutò a scendere.
“Siamo arrivati!” disse.
Sollevai il capo cercando di abbracciare con lo sguardo l’imponente costruzione che avevo di fronte.
Il castello dei Greystone doveva essere stato costruito in varie epoche, perché racchiudeva in sé stili architettonici differenti.
Aveva uno strano aspetto, come se un’artista folle avesse mescolato insieme i pezzi di diversi mosaici.
L’ala più a est era evidentemente la più antica, con le sue torri, i bastioni merlati e le piccole finestrelle ogivali, ricavate nella roccia.
Era quel che restava di una fortezza medievale e il tempo e i rimaneggiamenti successivi non ne avevano minimamente intaccato l’aspetto minaccioso.
Il lato ovest, invece, era di più recente costruzione: non doveva avere più di un paio di secoli.
Sulla facciata, gli eleganti fregi ingentilivano le mura di solida roccia e gli ampi finestroni impreziositi da tende ne spezzavano la continuità, donando all’insieme un aspetto più moderno ed accogliente.
Persa nei miei pensieri, non mi accorsi che Mrs. Lawrence aveva aperto l’uscio e mi sorrideva cordiale.
“Fa un certo effetto, non è vero?” commentò amabilmente l’anziana signora, vedendomi frastornata.
“Non ho mai visto niente di simile!” risposi, salendo le scale per andarle incontro.
“Sono Mrs. Lawrence, la governante, per qualsiasi cosa si rivolga a me. Sono io ad occuparmi dell’organizzazione di tutta la casa.” disse con un sorriso bonario non appena fummo una di fronte all’altra.
Tese la mano e strinse la mia con calore “benvenuta Mrs. Summers, non appena si sarà sistemata, conoscerà la sua giovane allieva”.
“La ringrazio, è molto gentile” risposi grata e piacevolmente stupita da tanta ospitalità.
Attraversammo l’atrio ed il corridoio che portava alle stanze del piano terra. Era tutto così incredibilmente grande e lussuoso che mi sentii ancora più piccola e fuori posto col mio misero vestito di flanella grigio.
Mrs. Lawrence mi fece accomodare in un accogliente salottino accanto al caminetto acceso e mi servì una tazza di tè bollente.
“Sarà stanca Mrs. Summers, immagino che il viaggio per arrivare fin qui sia piuttosto lungo. Spero che sia andato tutto bene!” disse con partecipazione mentre mi porgeva il vassoio con i dolci.
“Mi chiami Elisabeth, la prego” replicai.
Lei annuì in segno di assenso.
“In effetti, il viaggio è stato abbastanza faticoso, ma alla locanda ho potuto riposare e riprendere le forze. Sono stati tutti molto gentili con me.”
“Ne sono lieta!” esclamò versando dell’altro tè nella sua tazza già vuota.
Poi sollevò lo sguardo su di me, sembrava quasi preoccupata “Non immaginavo fosse così giovane!” disse in uno strano tono.
“Non lo sono poi così tanto!” mi schernii io “sono già alcuni anni che insegno al Saint James…”
“Oh, non intendevo questo, non mettevo in dubbio le sue doti d’istitutrice. Questo è un posto molto isolato, se non si esclude la possibilità di andare a Greenville ogni tanto, non è certo il posto più adatto per una ragazza in età da marito, soprattutto se così carina.” Ribatté piuttosto frettolosamente.
Arrossii mio malgrado.
“Ho sempre vissuto al Saint James, con pochi contatti col mondo esterno e non è stato mai un problema per me. A parte le funzioni religiose, la spesa al mercato e le visite a qualche famiglia della zona, non è che facessi molta vita mondana.” Precisai con convinzione.
Osservò per un attimo la mia severa acconciatura e il mio semplice abito grigio
“Credo che non abbiate avuto una vita facile e spensierata, neanche prima.” Mormorò guardandomi negli occhi.
“Vedrà che qui, nonostante l’isolamento, si troverà bene. Quando non è impegnata con la sua allieva potrà disporre del suo tempo come crede. A Greystone Hall non ci sono ritmi imposti, né un’eccessiva severità, solo tre semplici regole di prudenza.”
Vedendo che aveva catturato la mia attenzione, proseguì.
“Per prima cosa, non si può uscire quando cala l’imbrunire, perché la nebbia diventa un nemico altrettanto temibile dei lupi, che si aggirano di notte nella brughiera.
Inoltre, è salutare tenersi ben distanti dalla palude: ci sono le sabbie mobili e nessun essere vivente che vi si è addentrato ne è mai uscito.
Infine, è vietato andare nei torrioni dell’ala est. In quella parte del castello i pavimenti sono fatiscenti e, finché non saranno ristrutturati, è proibito l’accesso a chiunque, compresa la servitù. E’ solo per evitare spiacevoli incidenti…”
“Tutto chiaro?” mi chiese infine sorridente e tranquilla, come se avesse appena esposto il menù della cena.
“Si.” Risposi soltanto, mentre un nuovo senso d’ansietà tornava ad annidarsi nella mia mente.
“Ora la farò condurre nella sua stanza da Mary, una delle cameriere. Quando si sarà sistemata conoscerà la duchessina Claire. Mi raccomando di non farsi impressionare negativamente dal suo atteggiamento, è soltanto una bimba di sei anni che gioca a fare l’adulta sofisticata. E’ molto sola ed è stata un po’ viziata”.
“Non mi fermo mai alle prime impressioni!” assicurai “inoltre, sono qui proprio per darle un’educazione completa…”
“Sono sicura che sarà bravissima” intervenne rassicurante Mrs. Lawrence.
“Spero che la duchessa sia d’accordo con lei!” le risposi d’impulso.
Esitò, guardandomi confusa, poi scosse la testa “la duchessa è morta cinque anni fa e il duca non vuole che la si nomini in questa dimora. Non deve mai menzionarla.”
Vedendomi turbata, abbassò il tono della voce e mi si avvicinò, guardandosi intorno con circospezione “Elisabeth, le dirò la verità, ma giuri di non fare mai parola di quanto le verrà confidato”
“Può fidarsi di me, le giuro che non dirò niente” le risposi seria.
“Claire non è figlia del duca, lui l’ha scoperto poco dopo la sua nascita. Nonostante questo, ha continuato ad occuparsi della bambina, trattandola come se fosse stata sua: vive nel lusso, circondata da persone che si occupano di lei. Non le ha fatto mancare mai niente, tranne forse un po’ più di presenza da parte sua. Ma del resto è sempre molto impegnato: segue personalmente la gestione di tutti i suoi possedimenti che si estendono per miglia e miglia, con centinaia di fittavoli e lavoranti. Gli rimane poco tempo per fare altro, l’unico suo hobby è andare a caccia nella brughiera e spesso la notte si ferma a dormire nel cottage di legno, al di là del boschetto.”
Dovetti assumere un’espressione pensierosa, perché Mrs. Lawrence s’interruppe come in attesa.
In effetti, volevo porle una domanda.
“Quando potrò conoscere il duca? Vorrei ringraziarlo per avermi assunto e per l’ospitalità con cui sono stata accolta” chiesi semplicemente.
“Il duca passa poco tempo qui al castello e difficilmente fa ritorno prima di sera. Non so quando riuscirà ad incontrarlo. Come constaterà di persona, sua signoria è un uomo riservato e solitario”.
Continua...